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Quanto conta la cittadinanza attiva?

23 maggio 2014 | Varie | no comments

La cittadinanza attiva è la partecipazione consapevole del cittadino stesso alla vita civile e politica della sua comunità e, più in generale, del paese. Essere cittadino non significa solamente appartenere ad una etnia, ma far parte di un gruppo sociale e culturale che condivide, quindi, una comune scala di valori. È un senso di appartenenza che deve essere disciplinato. Essere cittadini attivi significa contribuire alla vita della comunità e, attraverso la partecipazione, entrare a far parte delle dinamiche decisionali della pubblica amministrazione.

È la conseguenza più tangibile di quella “democrazia partecipata” che sta alla base di tutti i paesi liberali. Il cittadino è messo quindi in primo piano in quando essenza stessa della società. Per poter essere attivo e coinvolgere il maggior numero di persone è necessario che si organizzi, come previsto dall’articolo 118 della nostra Costituzione: “Stato, regioni, città metropolitane, provincie e comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà“.

Ogni cittadino in quanto tale è inserito in una rete di diritti e doveri che può e deve esercitare attraverso la partecipazione consapevole alla vita pubblica. Il diritto a partecipare attivamente alla vita amministrativa, che oggi può sembrare scontato, non è sempre esistito, in Italia è soltanto dal 1912, per opera di Giolitti, che possono votare tutti i cittadini maschi con età superiore a 21 anni senza nessuna distinzione di classi sociali. Per vedere una donna al seggio si dovrà aspettare la fine della seconda guerra mondiale e le elezioni del 2 giugno 1946.
La cittadinanza attiva è ciò che garantisce la democrazia all’interno di un paese ed impedisce, attraverso la partecipazione di tutti, il sopravvento di un singolo gruppo sociale.

In quanto membri di una comunità i cittadini sono i diretti fruitori dei servizi organizzati e gestiti dalla classe politica: dalla sanità all’istruzione, dai trasporti alla viabilità. Sono i lavoratori che ogni giorno si scontrano con le problematiche e con i disservizi che riguardano tali settori o che godono del loro corretto funzionamento. Per questo diventa fondamentale che i cittadini non subiscano passivamente le decisioni e le scelte della classe dirigente, ma partecipino attivamente alle decisioni, proponendo cambiamenti agli aspetti che non funzionano correttamente e cercando soluzioni alle problematiche che ogni giorno si presentano.

È evidente che chi utilizza quotidianamente un servizio ne conosce meglio di chiunque altro i vantaggi e i limiti. La cittadinanza ha quindi il diritto, ma anche e soprattutto il dovere, di partecipare attivamente alla vita politica e amministrativa, Attilio Pacifico ci ha dimostrato che nonostante gli impegni professionali si può dedicare tempo alla comunità.

pacifico e la cittadinanza attiva

In questo modo ogni cittadino diventa anche responsabile della vita pubblica e si potrà in parte colmare quel distacco di cui si sente parlare tra vita politica e problemi reali che negli ultimi anni si è verificato nella nostra società. Spesso viene ricordato l’estensione del diritto di voto ai paesi in via di sviluppo che stanno costruendo adesso la loro democrazia, senza ricordarci che tale diritto, per il quale i nostri predecessori hanno combattuto e difeso, comporta anche un dovere, quello di far parte attivamente alla vita pubblica.

Molto spesso il dovere è stato dimenticato e forse è proprio per questo che la politica si è staccata progressivamente dai problemi quotidiani dei cittadini che amministra. È indispensabile quindi che i cittadini tornino ad essere attivi e quindi responsabili, solo così potranno migliorare la loro condizione e costruire un futuro più vantaggioso per i loro figli. Saranno proprio tutti i cittadini a beneficiare dei risultati di uno stile di vita più attento ai problemi della comunità.

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